
Sartori (Trento, 1958) è agronomo, e vive a Parigi, riflette ormai da anni sui temi ambientali attraverso i suoi romanzi. Con questo libro ha voluto raccontare il suo antropocene. È l’epoca dell’intelligenza artificiale, la nostra.
Il protagonista di BACO (edito da Exòrma) è un ragazzino di 10 anni, sordo profondo, iperattivo, preda di irrefrenabili scatti violenti dopo che la mamma è entrata in coma per un incidente d’auto; in sua assenza, passa sempre più tempo con la giovane logopedista, Logo, che insegna al ragazzo la lingua dei segni.
Il padre è un esperto di altissimo livello di circuiti integrati e di algoritmi che, sotto la copertura di un impiego presso la Nutella, si occupa di dare la caccia ai terroristi. Il nonno anarchico, con un passato di rivoluzionario, è un tassonomo di vermi e ha con il nipote un rapporto di grande complicità Il fratello, genio informatico, impegnato a progettare rivoluzionari circuiti integrati e algoritmi sta mettendo a punto un essere virtuale: BACO. Quest’ultimo diventa un personaggio centrale nel romanzo: impara in fretta, ha un sacco di idee su come far andare le cose. Vive nascosto come un macro anellide, interviene continuamente in tutto, ed è abilissimo a scatenare situazioni scomode e veri disastri. Abitano tutti insieme in un ex-pollaio e allevano api.
Il ragazzino, con un corpo che gli va dove gli pare, cerca il modo di affrontare quel mondo silenzioso e frastornante che lo circonda. Non ha abbastanza parole nella testa per metterci dentro tutto quello che pensa. Parla con i segni, perché a lui le parole vere e proprie non gli vengono bene.
È l’epoca dell’intelligenza artificiale, la nostra.
Tra hackers, robot, algoritmi e reti neurali, cruciale nel romanzo è il tema delle tecnoscienze e il loro impatto crescente sulla vita intima e relazionale delle persone. Altri temi: distruzione dell’ambiente, delle risorse e dello sviluppo incontrollato della scienza, antropocenismo. Anche la lingua, con riferimento alla condizione del protagonista sordomuto e del suo rapporto con il pensiero attraverso la lingua è un elemento importante nel testo, così come il legame con la madre, fortissimo e struggente.
“Oggi ho detto a Q185 che non stavo tanto bene. E sono rimasto a letto. So bene che non devo contar balle, cara mamma, ma certe volte non si può fare a meno di travestire le parole come agenti segreti in missione. Ero talmente eccitato che il cuore mi batteva peggio di un tamburo, avevo l’impressione di non essere più sordo”.









