Marconi e la radio, la nascita di un mezzo universale
Alle 12.30 del 12 dicembre 1901, da un telegrafo di St. John di Terranova, in Canada, viene trasmessa, in segnale morse, un’unica lettera: “S”. Intanto, nella piccola Poldhu, sulle coste della Cornovaglia, c’è in attesa impaziente del segnale un giovane fisico italiano. La S non passerà da cavi e fili, ma nell’aria, o meglio nell’etere, sorvolerà in pochi attimi l’Atlantico e arriverà alle orecchie di quello che sarà uno dei pionieri della radio, Guglielmo Marconi. Marconi decrittò la S e portò a termine un esperimento sulle onde elettromagnetiche che avrebbe rivoluzionato la storia delle comunicazioni. Che poi questa sia una versione dei fatti ancora controversa, verosimile, poco importa, ma la suggestione è tanta, almeno quanta ne conserva la radio, anche nel ventunesimo secolo.
Per il World Radio Day, l’Unesco ha invitato l’industria radiofonica mondiale nelle forme istituzionali, commerciali e no-profit a sottolineare il valore della radio, sia come insostituibile canale di informazione, che come supporto per la diffusione della cultura e della libertà di parola soprattutto nelle società con una povertà diffusa e una democrazia limitata.
La diffusione del broadcasting e il primo secolo di radio italiana
Dopo i primi esperimenti amatoriali, furono le esigenze di comunicazione militare durante il primo conflitto mondiale a sviluppare la tecnologia radiofonica, che divenne cosa di molti negli anni venti e che la BBC portò in Europa nel 1922.
Il 13 febbraio 2024 è stata per la radio nazionale una giornata particolare. Un attraversamento tra il secolo appena finito e quello che verrà, con la nuova era del podcasting e dello streaming che rimanda alle sfide pionieristiche della radiofonia di fine ottocento e del primo novecento. La nostra prima trasmissione radiofonica data 6 ottobre 1924 e il primo annuncio dell’URI (Unione Radiofonica italiana) fu quella di Ines Viviani Donarelli, che anticipava un programma di musica, seguito da un bollettino meteorologico e dalle notizie di borsa.
Il Museo della Radio e Televisione Rai di Torino
Una esperienza a 360 gradi si può vivere nel Museo della Radio e Televisione Rai di Torino, il cui nuovo allestimento è stato inaugurato nel 2020 e che rende davvero fruibile e interattiva la visita, suddivisa in tre sezioni legate tra loro dall’oggetto “microfono”, elemento tecnologico ed estetico che accomuna più di ogni altro radio e televisione. Nella prima sezione si conoscono le prime forme di comunicazione a distanza: telegrafo, telefono, araldo telefonico, onde hertziane, detector Marconi. Nella seconda, invece, ecco la nascita e l’evoluzione della radio, dall’”uccellino” dei notiziari, agli apparati anni 30, fino alle radio libere del boom industriale. La terza sezione è, invece, dedicata alla televisione e alla sua storia: dalla tv meccanica di Baird del ’28 allo sviluppo della prima tv elettronica, il bianco e nero, i colori e l’ultima transizione al digitale.
Museo della Radio d’Epoca a Cison di Valmarino, Bandiera Arancione TCI
Il museo si trova all’interno del Teatro “La Loggia” di Cison ed espone 72 apparecchi radiofonici che testimoniano l’evoluzione tecnologica ed estetica della radio e la sua funzione culturale e sociale tra gli anni 20 e i 70 del novecento. A beneficio degli appassionati, si possono citare pezzi di pregio come la Sluchawscki Detefon Mod DT2, una piccolissima ma efficientissima radio a galena polacca del 1920, l’americana RCA Mod. Radiola 18 del 1928 – ’29 incastonata in un mobile noce e l’altoparlante detto “cappello di Napoleone”, il radiofonografo Safar Mod 2940 progettato nel 1938 da un illustre cisonese, l’ing. Virgilio Floriani.
Museo della Comunicazione di Bologna: dalla radio di Marconi alla nascita del multimedia
Nell’ambito di questa esposizione la radio ha uno spazio centrale in un allestimento che si compone di circa 2000 esemplari e si sviluppa in un percorso cronologico che inizia con la radio di Marconi e la fonografia di Edison, per arrivare al cinema dei Lumière, la televisione di Baird, la telefonia del Meucci, il computer di Steve Jobs e Bill Gates, ma anche le macchine musicali meccaniche del ‘700/’800, i juke box che hanno fatto consumare molte suole nelle balere e nelle discoteche emiliane e romagnole, ma non solo.
Un nuovo museo della radio nel faro di San Cataldo, a Bari
Il museo è stato inaugurato non a caso nella primavera del 2024, in cui si sono celebrati 150 anni dalla nascita di Guglielmo Marconi. Oltre a mille pezzi d’epoca e a un allestimento multimediale è prevista una sezione dedicata sia ai fari sia alle torri costiere della Puglia, con materiali relativi alla storia del faro di San Cataldo, al cammino dei fari di Puglia e all’itinerario delle torri in terra di Bari.
Fonte: Italia.it








