
Con l’approvazione del decreto che obbliga a chi lo percepisce a fare lavori di utilità per il proprio comune di residenza, pena la perdita del sussidio.
I percettori di tale sussidio fino ad ora non avevano nessun obbligo, se non quello etico e morale, per rendersi utili alla comunità. Molti infatti si erano già resi disponibili di propria spontanea volontà per ripulire spiagge e strade. Molti sono stati gli esempi in tutta Italia di onestà e nobiltà d’animo.
Da oggi però, quello che queste persone hanno fatto volontariamente sin dall’ inizio è diventato obbligatorio per tutti i percettori del reddito di cittadinanza.
Il decreto che permette ai comuni di trarre beneficio dai percettori del reddito di cittadinanza, e che da a questi ultimi l’obbligo di svolgere mansioni di pubblica utilità e stato approvato e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.
I lavori di pubblica utilità citati nella norma si inquadrano all’ interno dei “progetti utili alla collettività (PUC)“.
Come si legge sulla Gazzetta:
“I Puc non rappresentano un rapporto di lavoro e pertanto i lavori di pubblica utilità non sono da considerarsi prestazioni di lavoro autonomo, subordinato o parasubordinato.”
I vincoli validi sia per i comuni sia per i percettori del reddito specificati nella norma sono:• Le attività di pubblica utilità non devono superare le 8 ore settimanali, tali ore sono cumulabili e flessibili. Il beneficiario ha l’obbligo di effettuarle tutte. Se ad esempio un mese un percettore ha lavorato meno delle ore previste queste verranno accumulate e recuperate il mese successivo.• La mancata risposta alla chiamata comunale o la mancata accettazione delle condizioni stabilite dal decreto comporta la perdita del reddito di cittadinanza.









